“Cercando Alaska” è un libro sul lutto.
Perfetto da leggere
quando, da adolescenti, si perde un amico.
E’ la storia di una vita spezzata, narrata da un ragazzo la
cui vita ha appena cominciato a prendere una forma.
Miles, anche chiamato
Ciccio, scappa dalla quotidianità della Florida per trovare rifugio nel bollente
stato dell’Alabama, presso il Collegio di Culver Creek. Qui conoscerà il suo
compagno di stanza Chip, il Colonnello, e il suo gruppo di amici non
esattamente convenzionale. Tra di loro Alaska: una ragazza camaleontica, che rapisce
la mente di Miles sin dall’inizio. E’ allegra, trasgressiva, aperta e allo
stesso tempo misteriosa, realmente tormentata da qualcosa che rimane segreto
per un bel po’ durante la narrazione.
Non sono le avventure, gli scherzi, le
serate passate fumando sigarette proibite a costruire la storia. E’ invece la
voce di Miles, che ci racconta la sua vita e condivide con i noi i suoi pensieri,
che ci fa capire quale sia il vero senso del romanzo. Alaska lascia tutti,
abbandonai suoi amici in un collegio che senza di lei sembra vuoto, spoglio e
silenzioso. E loro si lasciano andare: Miles, Colonnello, Takumi, Lara, tutti lasciano
cha il lutto, la morte, la mancanza si impossessi di loro, portandoli a vivere
a metà. Tutto questo ci permette di conoscerli, di capire cosa c’è sotto la
timidezza del giovane Miles, cosa sotto la finta indifferenza del Colonnello,
cosa dietro la quasi assenza di Takumi. Tutti si isolano, cercano di darsi una
risposta, e tutti cercano il perché di questa morte così ambigua e piena di
interrogativi mai risolti. Soli e insieme, questi ragazzi ritrovano la “strada di
casa” ritrovano la voglia di vivere e affrontare la vita come faceva Alaska nei
suoi momenti di gioia.
Alaska dona loro la vera rinascita, permette loro di
capirsi e di riprendersi dal dolore.
I giovani sono davvero invincibili,
afferma Miles alla fine del libro. Sinceramente non lo so, mi reputo giovane e
forse mai ho provato un dolore grande quanto potrebbe essere quello causato
dalla morte di un amico, o comunque di qualcuno che si amava. Non lo so se sarei
invincibile, non lo so dopo quanto potrei comprendere tutto e rialzarmi, superare
il luogo esatto della morte e tornare alla vita. Questo davvero non lo so e non
lo posso nemmeno immaginare, ma John Green,con questo libro, mi ha dato una
speranza. Una speranza di forza, quasi innata, che tutti hanno ma che solo i
giovani riconoscono e sfruttano quando ne hanno bisogno. Spero sarò pronta e in
grado di sfruttarla questa forza nascosta che mi rende me stessa, oltre al
resto di ossa muscoli e organi che mi compongono. Almeno per ora, sono
fiduciosa sulla sua esistenza.

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