martedì 26 gennaio 2016

Wonder | R.J. Palacio


E' sempre difficile trovare il modo opportuno per iniziare il commento di un qualsiasi libro.
Ancora peggio quando il libro mi è piaciuto.
Ancora peggio quando il libro è Wonder di R.J. Palacio.

Superato lo scoglio delle prime tre righe iniziali, però, mi ritrovo punto e a capo.

Prima cosa: è un libro per tutte le età.
Lo immagino tra le mani di un genitore che lo legge al proprio figlio prima di andare a dormire.
Lo immagino tra i banchi delle scuole, elementari, medie, superiori, a far parte dell'educazione e della cultura degli studenti, qualsiasi età essi abbiano.
Lo immagino tra le mani di un giovane adulto, che ancora vicino agli anni dell'adolescenza, rivive ciò che è ormai passato.
Lo immagino poi tra le mani di un nonno, o semplicemente di una persona anziana, che possa riscoprire così la propria infanzia, attraverso dinamiche e situazioni proprie dell'essere umano in quanto tale, e che, per quanto evidenti in età infantile, si ripetono ciclicamente nel corso di tutta la vita.
 
Ognuno di noi infatti è stato bullo e vittima almeno una volta nella vita, ognuno di noi è stato Julian ed è stato August. E con questo voglio proprio dire che non ci sono persone buone e persone cattive nel mondo, niente è bianco o nero, semplicemente chiunque a volte può aggredire così come anche essere aggredito, essere leone o agnello. Evitando improprie citazioni della Meyer, il punto della situazione è che Wonder mette chi lo legge avanti ad un'occasione fondamentale di autocritica e di analisi dei propri atteggiamenti verso il diverso, o verso chi semplicemente è fuori dai canoni imposti.

La narrazione presenta vari punti di vista, espediente fondamentale per far comprendere pienamente al lettore quello che è il vero messaggio del libro: ogni essere umano vive in modo personale il proprio approccio con la diversità. August è amato da tutti, dai suoi genitori, dalla sorella Via, dagli amici che pian piano si affezioneranno al suo sarcasmo e alla sua vena ironica, tutti però, almeno una volta vacillano davanti alla complessità della sua vita e dalla vita con lui. Una malattia, un ostacolo del genere al compiersi naturale della vita di un essere umano infatti, non influenza unicamente August di per se stesso, ma anche e soprattutto il microcosmo di persone che ruotano attorno a lui. La vita di tutti si eclissa di fronte all'evidente problematica del ragazzino, e chi legge, per mezzo dei punti di vista dei vari personaggi, può cogliere di quanta umanità sia impregnato questo libro: non c'è perfezione nei comportamenti dei familiari di August, né in quelli degli amici o dei compagni che lo isolano.
Tutto è naturale, tutto va come ci si aspetta che vada, tranne che per la conclusione: la malattia di August infatti guarisce, dona gentilezza a chi gli vive accanto, a chi lo sa amare.
Memorabile il discorso che la scrittrice fa pronunciare al Preside Kiap, lì c'è il vero senso della storia. Perciò leggete questo libro, per voi e per i vostri bambini, fatelo conoscere a chi può ancora cambiare la vita di qualcuno con un semplice gesto di gentilezza.
 
Trascendete, adulti, dallo stile infantile, non cercate l'arte nella forma ma nella sostanza, perchè lì è la vera forza di Wonder.

-Martina