E' sempre difficile trovare il modo
opportuno per iniziare il commento di un qualsiasi libro.
Ancora
peggio quando il libro mi è piaciuto.
Ancora peggio quando il libro
è Wonder di R.J. Palacio.
Prima cosa: è un libro per tutte le
età.
Lo immagino tra le mani di un genitore che lo legge al proprio
figlio prima di andare a dormire.
Lo immagino tra i banchi delle
scuole, elementari, medie, superiori, a far parte dell'educazione e
della cultura degli studenti, qualsiasi età essi abbiano.
Lo
immagino tra le mani di un giovane adulto, che ancora vicino agli
anni dell'adolescenza, rivive ciò che è ormai passato.
Lo immagino
poi tra le mani di un nonno, o semplicemente di una persona anziana,
che possa riscoprire così la propria infanzia, attraverso dinamiche
e situazioni proprie dell'essere umano in quanto tale, e che, per
quanto evidenti in età infantile, si ripetono ciclicamente nel corso
di tutta la vita.
Ognuno di noi infatti è stato bullo e vittima
almeno una volta nella vita, ognuno di noi è stato Julian ed è
stato August. E con questo voglio proprio dire che non ci sono
persone buone e persone cattive nel mondo, niente è bianco o nero,
semplicemente chiunque a volte può aggredire così come anche essere
aggredito, essere leone o agnello. Evitando improprie citazioni della
Meyer, il punto della situazione è che Wonder mette chi lo legge
avanti ad un'occasione fondamentale di autocritica e di analisi dei
propri atteggiamenti verso il diverso, o verso chi semplicemente è
fuori dai canoni imposti.
La narrazione presenta vari punti di vista, espediente fondamentale per far comprendere pienamente al
lettore quello che è il vero messaggio del libro: ogni essere umano vive in
modo personale il proprio approccio con la diversità. August è
amato da tutti, dai suoi genitori, dalla sorella Via, dagli amici che
pian piano si affezioneranno al suo sarcasmo e alla sua vena ironica,
tutti però, almeno una volta vacillano davanti alla complessità
della sua vita e dalla vita con lui. Una malattia, un ostacolo del
genere al compiersi naturale della vita di un essere umano infatti,
non influenza unicamente August di per se stesso, ma anche e
soprattutto il microcosmo di persone che ruotano attorno a lui. La
vita di tutti si eclissa di fronte all'evidente problematica del
ragazzino, e chi legge, per mezzo dei punti di vista dei vari
personaggi, può cogliere di quanta umanità sia impregnato questo
libro: non c'è perfezione nei comportamenti dei familiari di August,
né in quelli degli amici o dei compagni che lo isolano.
Tutto è
naturale, tutto va come ci si aspetta che vada, tranne che per la
conclusione: la malattia di August infatti guarisce, dona gentilezza
a chi gli vive accanto, a chi lo sa amare.
Memorabile il discorso che
la scrittrice fa pronunciare al Preside Kiap, lì c'è il vero senso
della storia. Perciò leggete questo libro, per voi e per i vostri
bambini, fatelo conoscere a chi può ancora cambiare la vita di
qualcuno con un semplice gesto di gentilezza.
Trascendete, adulti,
dallo stile infantile, non cercate l'arte nella forma ma nella
sostanza, perchè lì è la vera forza di Wonder.
-Martina
