lunedì 14 marzo 2016

Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo, Il ladro di fulmini | Rick Riordan

Mi sono da poco riavvicinata all'universo delle saghe e dopo aver mosso i primi passi nel mondo dei cacciatori di demoni costruito dalla Clare, ho deciso di continuare con il mio ritorno alle origini approcciandomi alla realtà dei semidei descritta da Riordan nei cinque libri che compongono questa serie.

Ironico, appassionante, interessante e spesso didascalico, questo primo capitolo introduce il lettore al personaggio di Percy Jackson e alle varie figure che si affiancheranno al ragazzo nel corso delle sue avventure.
Fondamentale nella narrazione è il punto di vista da cui vengono mostrati i fatti: una narrazione in prima persona, oltre a rendere la storia più accessibile al pubblico in più tenera età, permette al lettore più attento di cogliere la caratterizzazione del protagonista che Riordan mette in atto ad ogni pensiero, ad ogni dubbio, ad ogni paura del piccolo Percy. In questo modo il lettore bambino ci si può facilmente impersonare tanto quanto il lettore maturo può cogliere lo studio del personaggio attuato dallo scrittore. La narrazione appare quindi molto semplice e scorrevole.

I personaggi che ruotano attorno a Percy subiscono una caratterizzazione superficiale ma sufficiente per non renderli delle semplici comparse. Annabeth e Groover saranno dei perfetti compagni di viaggio, rappresentando ciò che a Percy manca di più, la razionalità e l'esperienza in un mondo di cui ha appena scoperto esser parte.
La trama è semplice, nonostante numerose siano le ambientazioni e brillanti e inaspettati gli espedienti narrativi con cui Riordan contestualizza e rende contemporaneo il mondo degli dei dell'Olimpo.


Non anticipo né svelo nient'altro, quello del piccolo Percy e dei suoi amici è un mondo da scoprire e da cui farsi sorprendere e insegnare ciò che della mitologia greca ancora non sapevamo. Consigliatissimo al pubblico dei più piccoli, questa saga per ragazzi può appassionare anche chi di anni ne ha di più ma nutre il desiderio di fare un salto nel passato per poter riassaporare i tempi in cui la libreria era piena di saghe di avventura e libri di favole.  

martedì 26 gennaio 2016

Wonder | R.J. Palacio


E' sempre difficile trovare il modo opportuno per iniziare il commento di un qualsiasi libro.
Ancora peggio quando il libro mi è piaciuto.
Ancora peggio quando il libro è Wonder di R.J. Palacio.

Superato lo scoglio delle prime tre righe iniziali, però, mi ritrovo punto e a capo.

Prima cosa: è un libro per tutte le età.
Lo immagino tra le mani di un genitore che lo legge al proprio figlio prima di andare a dormire.
Lo immagino tra i banchi delle scuole, elementari, medie, superiori, a far parte dell'educazione e della cultura degli studenti, qualsiasi età essi abbiano.
Lo immagino tra le mani di un giovane adulto, che ancora vicino agli anni dell'adolescenza, rivive ciò che è ormai passato.
Lo immagino poi tra le mani di un nonno, o semplicemente di una persona anziana, che possa riscoprire così la propria infanzia, attraverso dinamiche e situazioni proprie dell'essere umano in quanto tale, e che, per quanto evidenti in età infantile, si ripetono ciclicamente nel corso di tutta la vita.
 
Ognuno di noi infatti è stato bullo e vittima almeno una volta nella vita, ognuno di noi è stato Julian ed è stato August. E con questo voglio proprio dire che non ci sono persone buone e persone cattive nel mondo, niente è bianco o nero, semplicemente chiunque a volte può aggredire così come anche essere aggredito, essere leone o agnello. Evitando improprie citazioni della Meyer, il punto della situazione è che Wonder mette chi lo legge avanti ad un'occasione fondamentale di autocritica e di analisi dei propri atteggiamenti verso il diverso, o verso chi semplicemente è fuori dai canoni imposti.

La narrazione presenta vari punti di vista, espediente fondamentale per far comprendere pienamente al lettore quello che è il vero messaggio del libro: ogni essere umano vive in modo personale il proprio approccio con la diversità. August è amato da tutti, dai suoi genitori, dalla sorella Via, dagli amici che pian piano si affezioneranno al suo sarcasmo e alla sua vena ironica, tutti però, almeno una volta vacillano davanti alla complessità della sua vita e dalla vita con lui. Una malattia, un ostacolo del genere al compiersi naturale della vita di un essere umano infatti, non influenza unicamente August di per se stesso, ma anche e soprattutto il microcosmo di persone che ruotano attorno a lui. La vita di tutti si eclissa di fronte all'evidente problematica del ragazzino, e chi legge, per mezzo dei punti di vista dei vari personaggi, può cogliere di quanta umanità sia impregnato questo libro: non c'è perfezione nei comportamenti dei familiari di August, né in quelli degli amici o dei compagni che lo isolano.
Tutto è naturale, tutto va come ci si aspetta che vada, tranne che per la conclusione: la malattia di August infatti guarisce, dona gentilezza a chi gli vive accanto, a chi lo sa amare.
Memorabile il discorso che la scrittrice fa pronunciare al Preside Kiap, lì c'è il vero senso della storia. Perciò leggete questo libro, per voi e per i vostri bambini, fatelo conoscere a chi può ancora cambiare la vita di qualcuno con un semplice gesto di gentilezza.
 
Trascendete, adulti, dallo stile infantile, non cercate l'arte nella forma ma nella sostanza, perchè lì è la vera forza di Wonder.

-Martina